Gli ex studenti CAST della Generazione Z

Gli ex studenti CAST della Generazione Z
Il 29 aprile scorso, il Campus di CAST a Brescia ha aperto le sue porte per un seminario intitolato “Gen Z e lavoro: storie di eccellenza VS pregiudizi da smentire“: un momento di confronto tra aziende, studenti e giovani professionisti del settore Cucina, Pasticceria e Ospitalità.
L’obiettivo? Superare gli stereotipi che spesso etichettano i giovani della Generazione Z, valorizzarne le qualità umane e professionali, e approfondire le loro aspettative in ambito professionale e, dall’altra parte, la capacità delle imprese di rispondere a queste esigenze per attrarre, integrare e trattenere le migliori risorse.
Nove ex studenti CAST, giovani under 28, hanno raccontato la loro storia, di fronte a otto istituti alberghieri del territorio: ambizione, determinazione, ma anche tanta consapevolezza, frutto di un intenso percorso che ha permesso loro di conoscere meglio sé stessi e acquisire le competenze utili per poter fare la differenza nel contesto lavorativo. Le loro storie sono esempi concreti di come resilienza, perseveranza, mentalità di crescita, umiltà e passione possano trasformare le sfide in opportunità.
Una bella storia non nasce mai per caso: ognuno di questi percorsi ha dimostrato come il successo non sia solo una questione di talento, ma il risultato di impegno quotidiano e capacità di adattarsi e guidare i cambiamenti.
Al di là delle diverse esperienze, un filo conduttore lega tutte queste storie: la passione, la dedizione, il coraggio di seguire la propria strada anche quando è tortuosa, l’umiltà di riconoscere di dover imparare sempre, la curiosità che spinge alla conoscenza, la capacità di superare i fallimenti. È un invito a credere in sé stessi e a coltivare il proprio talento, perché come ha detto Armando Palmieri, Docente CAST e moderatore dell’evento, “non siete lì per caso“!
Gli studenti delle scuole superiori presenti hanno arricchito il dibattito ponendo domande stimolanti. È stato un momento di scambio genuino, che ha dimostrato come la Generazione Z non solo abbia legittime aspettative, ma porti con sé una grande energia, talento e voglia di fare, sfidando i pregiudizi con storie di eccellenza.












CONOSCI GLI SPEAKER CHE SONO INTERVENUTI ALL’EVENTO
Giorgia Ceccato, 24 anni, capo pasticcere in un ristorante due stelle Michelin, ha parlato del suo “slittamento” dalla cucina alla pasticceria, quasi per caso, ma abbracciato con responsabilità e umiltà. L’umiltà, ha sottolineato, è fondamentale, soprattutto per i giovani. Le competizioni internazionali e l’essere l’unica donna nella Nazionale Italiana Cuochi le hanno insegnato la responsabilità. Alla domanda su come si vede tra 10 anni, la sua risposta è stata “ancora in evoluzione“, perché “non si smette mai di imparare“!

Giulia Sechi, 22 anni, Pastry Chef a Casa Maria Luigia (l’hotel di Massimo Bottura), ha scosso l’uditorio affermando che nelle cucine importanti conta “cosa sei, cosa fai, cosa dice il tuo curriculum“, e l’attitudine che porti… Ha parlato dell’importanza dell’aspetto professionale (“l’abito fa il monaco“) e dell’egoismo (inteso come focus sui propri obiettivi) necessario per fare sacrifici. I sacrifici sono stati una costante nel suo percorso accelerato, dal rinunciare alla discoteca per infornare cornetti al trasferirsi lontano dalla famiglia. Nonostante le sfide, è ancora insieme al suo partner, conosciuto tra le pareti della scuola, dimostrando che si possono conciliare lavoro e vita personale!
Alessio Aloisio, 23 anni, capo pasticcere per il maestro Stefano Laghi, ha condiviso la sua esperienza di passaggio dalla cucina alla pasticceria dopo uno stage. Ha descritto la difficoltà iniziale nel mettere in pratica la teoria appresa, un “gap” che, secondo lui, si colma solo con il tempo e l’esperienza. L’ispirazione, ha detto, può venire anche dai social, ma è cruciale poi “farla propria“. Un errore, come bruciare 250 kg di impasto, diventa una lezione, un’opportunità per sviluppare capacità di problem-solving.
Giulia Bricchi, 21 anni, con il sogno di aprire una sua pasticceria, ha raccontato un percorso inaspettato, passando dalla ginnastica ritmica alla pasticceria dopo aver affrontato diverse sfide…. Ha vissuto il “realismo crudo e brutale” del mondo della ristorazione, che l’ha portata a rimettere in discussione tutto, ma ha anche rafforzato il suo amore per la pasticceria. Il suo dessert d’esame, ispirato alla filosofia di Schopenhauer (“Il Pendolo” che oscilla tra piacere, noia e dolore), usando ingredienti semplici come riso e latte, ha dimostrato come tecnica, studio e concetto possano fondersi. Ha invitato i ragazzi ad ascoltarsi e a non aver paura del cambiamento, perché è sempre l’inizio di qualcos’altro.

Elisabetta Somma, 25 anni, con una solida base familiare nella gastronomia, ha intrapreso un percorso universitario in scienze gastronomiche ma si è dedicata anche al business e al marketing, aprendo un suo ristorante. La sua ambizione è essere una professionista a 360°. Nonostante l’imprevedibilità della vita, mette sempre il massimo impegno, cercando di migliorarsi ogni giorno, pur riconoscendo che l’obiettivo “diventa sempre più grande“. Ha sottolineato l’importanza di non aver paura di mostrare “quello che si è” e di accettare che “non siamo tutti uguali“.

Chiara Pieraccioni, 26 anni, responsabile di produzione e tecnico dimostratore nel settore cioccolato, ha raccontato come la curiosità l’abbia spinta a studiare e a non accontentarsi del “si è sempre fatto così“. La sua esperienza in CAST le ha insegnato che “non si deve mai smettere di imparare“. Ha messo in risalto l’importanza del confronto e della condivisione (anche tramite AMPI giovani).
Sebastiano Catalano Puma, 23 anni, Pastry Chef in un lussuoso hotel di Milano, ha condiviso la sua riflessione su “come si potrebbe creare il proprio cammino“. Dopo un’esperienza fallimentare nel marketing online, ha capito di dover “vendere un qualcosa che mi rappresentava“, trovando ispirazione nella pasticceria. Ha sottolineato l’importanza di acquisire competenze e costruire fondamenta solide. Il suo coraggio e la sua incoscienza positiva si sono manifestati partecipando a un concorso nazionale di pasticceria con soli quattro giorni di preparazione. Per lui, è fondamentale rendere fieri chi lo supporta e non deludere i mentori.

Paola Francescon, partita dal liceo classico e poi laureata in scienze e tecnologie alimentari, è ora pasticcera in un importante laboratorio a Venezia. Nonostante un percorso “più tortuoso” e i dubbi esterni (“ma che ci stai a fare qui?”), la sua determinazione e la sua convinzione di voler fare la pasticcera fin da bambina non l’hanno mai abbandonata. Si sveglia alle 5 del mattino “veramente contenta di partire” e “curiosa di quello che imparerò oggi“.
